Cibo e "qualia", Kawasaki's theory

Addio monti di spaghetti sorgenti dall’acque salsose della pommarola che giungeva quasi ‘ncoppa e con cui m’imbrolodolavo (nei momenti d’oblio) il bavero della giacca e la mia poco rivoluzionaria cravatta! Addio care memorie di spigole, di vongole, di spiedini di majale, di panforte, e di altri vermiciattoli mangiati nelle più nefande e saporose bettole della suburra, facendo finta di discutere lettere e politicaglia tanto per salvare un po’ le apparenze, ma in realtà con l’occhio al piatto che arriva, fumante, trionfante, eccitante, concupiscente e iridescente di smeraldino prezzemolo. Addio!
Carlo Emilio Gadda, "Lettera ad Alberto Carocci", 1928

Una patatina croccante da un tocco di legno tenero? Ma anche un succulento gambero pronto per essere sgusciato, un pesciolino azzurro o un peperoncino essiccato, una barretta di cioccolato che per magia si materializza da un blocco usurato dal mare, una fetta di tonno "appena pescato", i croissants di leggerissima e burrosa pasta sfoglia e persino le fette di pane a cassetta dall'alveolatura che farebbe invidia ad un maestro panettiere.
Sono gli iperrealistici Woodcarving Food dell'artista giapponese Seiji Kawasaki (Numazu, 1984): cresciuto nella prefettura di Shizuoka, ha iniziato a frequentare il corso di laurea in Ingegneria alla Tohoku University, ma nel 2013 abbandona gli studi per coltivare il suo talento artistico e nel 2014 ottiene un inaspettato successo mediatico, prima sui social, poi su radio e tv. La sua prima collezione è proprio quella dei "Woodcarving Food", alimenti dai dettagli tanto maniacali quanto illusori che realizza in poche ore intagliandoli e dipingendoli per farne porta bacchette da sushi; collezione che gli ha fatto guadagnare il Premio speciale della giuria al "Up-and-Coming Artists Exhibition vol.14" di Art Generation 2016.
Ma perché questa certosina riproduzione del cibo? Obiettivo è l'emersione dei qualia, ovvero delle qualità, degli attributi dell'esperienza cosciente. In soldoni, Kawasaki crea sculture di alimenti che fanno affiorare in chi le osserva - pur consapevole che si tratta di pezzi di legno - la memoria corporea (gusto-olfattiva e visiva) che la collega a quel dato alimento. Per l'artista giapponese il "vissuto" del cibo che ciascuna persona si porta dentro si può fare riemergere attraverso queste piccole sculture. Il cibo, in quanto nutrimento, ha un valore positivo per l'uomo e per questo Kawasaki sente di essere "un grande fan del cibo".
Noi ci sottraiamo ai meandri della filosofia della mente, lasciamo in sospeso la questione dei "qualia" e ci rotoliamo tra le dita, come fidget spinner, i piccoli oggetti intagliati; in attesa di riporre le bacchette da sushi.

15 Aprile 2018
 

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